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martedì 2 maggio 2017

80 anni fa moriva Gramsci: in un video i luoghi a lui più cari tra Sardegna, Piemonte, Roma e Sicilia

Il paese natale e la casa in cui è cresciuto, la scuola, l’università, il carcere, persino i luoghi d’incontro con gli amici e ovviamente il cimitero. A parte la grandiosa eredità per la cultura e la politica, di Antonio Gramsci sono rimaste tante tracce su e giù per l’Italia. Alcuni dei luoghi più cari al pensatore comunista non hanno retto al passare del tempo e alla scarsa cura della memoria, ma tra Sardegna, Piemonte, Roma e Sicilia è ancora possibile ricollegare idee e scritti alle frequentazioni e agli spostamenti fatti prima dell’arresto.  

Ripercorrendo le tappe di vita del fondatore del Pci è venuta fuori una sorta di biografia per immagini. Una galleria realizzata per un concorso fotografico, ideato in Sardegna per gli ottant’anni esatti dalla morte. «Questo lavoro ci consente di esplorare il rapporto ancora poco conosciuto tra Gramsci e la fotografia», racconta Vincenzo Ligios, coordinatore di “Su Palatu”, l’associazione che ha ideato il progetto insieme alla Regione e alla Casa Museo di Ghilarza, il paese in cui Gramsci ha trascorso l’infanzia: «Nonostante fosse un uomo di parole era anche molto legato alle immagini. Quando era in carcere, per esempio, chiedeva spesso ai familiari le foto dei suoi parenti». 
La storia fotografica di Gramsci, riassunta in questo video con le immagini del cagliaritano Luigi Corda, parte ovviamente da Ales, il suo paese natale, e prosegue a Ghilarza, sul versante opposto della provincia di Oristano. Qui c’è la sua casa, che ora è un museo ma che solo recentemente ha ottenuto il riconoscimento di sito d’interesse nazionale. Sempre in Sardegna il viaggio prosegue verso Santulussurgiu, un paese di montagna dove il giovane Antonio ha fatto gli studi superiori. Ora quel ginnasio è chiuso ma già a quei tempi era a rischio: «Avevo 14 anni e facevo la terza ginnasiale a Santulussurgiu, un paese distante dal mio circa 18 chilometri. E credo – scriveva proprio Gramsci – esista ancora un ginnasio comunale, in verità molto scalcinato». 
Una parte importante è quella torinese. Appena arrivato in città, il pensatore sardo affittò una stanza al civico 57 di corso Firenze ma questa è solo la prima tappa. Anche altri scatti, infatti, ricordano la vita di Gramsci nel capoluogo piemontese: dalla vecchia casa in via San Massimo (dove ora c’è un hotel) alla facoltà di lettere. A seguire c’è Roma. Nella capitale il fotografo è tornato a Porta Pia e qui ha scattato una delle immagini più suggestive: proprio alle 22.30, all’orario esatto dell’arresto.  
Da ora inizia il momento più drammatico, quello della lunga detenzione tra un carcere all’altro: da Palermo a Cagliari, da Ustica fino a Turi. Del racconto per immagini dei luoghi della sua vita, molto probabilmente Gramsci anche sarebbe stato entusiasta: «Mi pare che sia chiaro: una sola fotografia dà un’immagine fissata una volta per sempre. Una serie di fotografie permette di ricostruire, in certi limiti, una personalità in sviluppo, cioè la reale personalità».  

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